Campioni - :: SITO UFFICIALE DELLA CITTA' DI NOVI LIGURE (AL) ::

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NOVI LIGURE: la Cittá dei Campionissimi

Costante Girardengo
"L'Omino di Novi"

"Gira" in posa...tricolore

Il primo "campionissimo" della storia del ciclismo é nato il 18 marzo 1893 nella cascina "Scarazzolo", alla periferia di Novi.
A vent'anni (era il 1913) cominció ad inanellare quella sua inimitabile collana di successi che lo avrebbero fatto entrare nella leggenda.
Non vinse mai il campionato del mondo, forse solo perchè venne istituito troppo tardi (nel 1927), ma tra le pagine più belle del suo "carnet" di vittorie troviamo il trionfo nel "Gran Premio Wolber", nel 1924, dove riuscì a sconfiggere - a casa loro - i fratelli Pelissier.
Nel pieno fulgore della sua carriera, per molto tempo ancora e forse anche oggi, molti novesi lontani dalla loro cittá, nel dire "sono di Novi", si sentivano e si sentono rispondere: "ah, la cittá di Girardengo!".

 

La vittoria più affascinante: Girardengo vince in volata il "Gran Premio Wolber"

Fu il primo corridore ciclista al quale venne addirittura dedicata una canzone e con lui, e per lui, era nata intanto la letteratura sportiva e vennero le firme illustri: Emilio Colombo, Orio Vergani, Felice Scandone, Mario Ferretti senior, Giuseppe Ambrosini, Ruggero Radice.

Riuscì perfino a vincere la "spagnola" quella terribile malattia che tante vittime fece sul finire della prima Guerra Mondiale.
Sei vittorie alla Milano-Sanremo; nove maglie tricolori vinte consecutivamente e tante altre vittorie.
E' morto il 9 febbraio 1978 alla vigilia dell' 85° compleanno.

 

 

 


 

 

Fausto Coppi
"Un uomo solo al comando"

Fatica e sofferenza, l'inconfondibile smorfia di Fausto...

Nato a Castellania, sulle colline tortonesi, il 15 settembre 1919, ha vissuto praticamente tutta la vita a Novi - prima in viale Rimembranza, poi a Villa Carla sulla strada per Serravalle.
Conquistó il record mondiale dell'ora nel 1942 alla media di Km 45,798.
Vinse due campionati del mondo di inseguimento su pista e uno su strada, a Lugano nel 1953; quattro volte campione d'Italia, cinque vittorie al "Giro" e due al "Tour".

"L'uomo solo" osserva, malgrado la fatica, la scritta sulla neve. Ringrazierà i tifosi alla sua maniera...

Trionfò cinque volte al Giro di Lombardia; tre alla Milano-Sanremo; una alla Parigi-Roubaix; una alla Freccia Vallone. Vinse due G.P. delle Nazioni, tre G.P. di Lugano e quattro Trofeo Baracchi (tutte gare a cronometro individuale, eccetto il "Baracchi" che si correva a coppie).
Fu proprio al Trofeo Baracchi, nel 1957 in coppia con Ercole Baldini, che Fausto conquistò il suo ultimo successo.
Nonostante i trionfi e l'esaltante carriera ebbe una vita piena di tormenti e drammi, quasi come un eroe della mitologia.
Dalla morte del padre, quando lui era ancora ragazzino, a quella del fratello Serse, alle numerose e drammatiche cadute in corse e in allenamento.

Fino al dramma finale, quello della malaria contratta in Africa che gli stroncò la vita a soli 41 anni. Una maledizione per un uomo che aveva esaltato le folle e la fantasia di cronisti e poeti.

Lugano 1953. Giro d'onore con fiori e maglia arcobaleno.

E ogni anno il 2 gennaio il mito dell'uomo solo viene riproposto con celebrazioni e manifestazioni struggenti, alla presenza di centinaia di sportivi che da ogni angolo d'Italia vanno a Castellania per deporre un fiore, dire una preghiera.
Anche questo è forse un altro mistero del mito del campionissimo.
Parafrasando Mario Ferretti, c'è ancora un uomo solo al comando dei nostri ricordi.


Luigi Giacobbe

Giacobbe, qualche anno fa.

Ci ha lasciato per sempre nel 1996 uno degli ultimi corridori che diedero "luce" alla nostra città ciclistica.
Aveva 88 anni Luigi Giacobbe, uomo dalle straordinarie doti ciclistiche e umane.
Gregario come pochi, ha saputo anche vincere in "quei" tempi in cui capitava perfino di doversi fermare a pochissimi chilometri dall'arrivo per andare a prendere la classica borraccia d'acqua per il capitano in crisi.
Ha corso da professionista dal 1926 al 1937 con la Maino e la Legnano, vincendo una Milano-Savona e una "Tre valli Varesine", nel 1931 oltre ad alcune tappe del Giro d'Italia.

Giacobbe in testa sulla Bocchetta. E' la Genova-Cuneo del "Giro d'Italia"

Nella classifica finale della corsa "rosa" è arrivato due volte secondo: nel 1930 a soli 52" dal vincitore (Marchisio) e nel 1931 a 2'47'' dalla maglia rosa Camusso.
Di Giri d'Italia ne ha corso 12, conquistando anche il simbolo del primato al termine della tappa che portava i corridori da Genova a Cuneo, andando in fuga sulla mitica Bocchetta.
Nel 1932 partí tra i favoriti al 'Tour', ma la pioggia dei primi nove giorni di gara nel Nord: della Francia, gli procurarono violenti dolori renali, costringendolo al ritiro.


Pietro Fossati

Fossati al termine della "XX Settembre"

"Pietrino" Fossati é nato a Novi Ligure in via Borgo Lavandaie (oggi via S.Giovanni Bosco) il 29 giugno 1905.
Innamorato, come un pò tutti all'epoca, della bicicletta - nonostante la vecchia mamma Santa Cabella e la sorella Bruna cercassero di dissuaderlo per avviarlo ad un lavoro più sicuro - non tradì il grande amore per la bici.

Dopo un inizio in gare non ufficiali passa al professionismo nel 1925 con la "Wolsit".
Vince subito una corsa ad Alessandria e una a Castelletto d'Orba. E' un grande combattente e un gregario modello.
Vince al Coppa del Re (successivamente coppa Italica) nel 1927 e si classifica al secondo posto nella "XX settembre" che si svolge a Roma lungo un percorso di 460 chilometri.

E' il 1929. Pietro Fossati, al Velodromo Sempione di Milano, vince il giro di Lombardia

Nel 1928 è terzo nella cronometro Milano-Modena (di 182 km.) alle spalle di Costante Girardengo e Alfredo Binda.
E' campione italiano professionisti juniores e primo nella Coppa Placci; terzo al Giro di Lombardia. "Lombardia" che fa suo nel 1929. Conclude la carriera nel 1935 e trova lavoro all'Ilva.
Sul finire della guerra rimane vittima dei bombardamenti sulla nostra città il 13 marzo 1945.


Osvaldo Bailo

Campione d'Italia degli indipedenti nel 1941

Discendente diretto del campionissimo Costante Girardengo (la mamma era sorella del "Gira").
Passato al professionismo nel 1935 si è trovato a rivaleggiare con i campioni dell'epoca per tredici stagioni vestendo le maglie della Legnano, Wolsit, Bianchi, Viscontea e Gerbi.

Ottimo velocista e buon passista, aveva il suo tallone d' Achille sulle grandi montagne.
Vincitore del giro di Romagna nel 1937, è arrivato al terzo posto nella Sanremo del 1939, preceduto soltanto da Gino Bartali e da Bini.
Ha vinto il Giro dell' Emilia nel 1940 e, nello stesso anno, si è classificato al secondo posto nel giro di Lombardia, ancora alle spalle di Gino Bartali.
Nel 1941 vince il titolo di Campione d'Italia degli indipendenti, mentre nel 1942 trionfa al giro del Lazio. Nel 1946 vince la Coppa Bernocchi. E' stato anche maglia rosa al giro d'Italia, quello del 1940 l'anno del primo trionfo di Fausto Coppi.

 

 


 

Virginio Colombo

Colombo a fine carriera

E' morto all'età di 77 anni colui che da tutti era definito "le mani" di Gino Bartali.
Virginio Colombo, figlio di un capoturno della "Ferriera" era nato a Novi il 22 marzo 1910.
Aveva cominciato giovanissimo a fare i massaggi ad alcuni campioni locali: Pietro Fossati, Luigi Giacobbe, Antonio Negrini. A 17 anni fece i primi massaggi ad un grande: Costante Girardengo; poi tutta una serie di stelle del ciclismo: Gino Bartali, Learco Guerra, Ferdy Kubler, Loretto Petrucci.

Il suo ruolino di servizio dice questo: 17 Giro d'Italia, 4 Tour de France, 5 Giri di Svizzera, 4 Giri di Romandia, 2 Giri di Spagna.
Se Cavanna fu l'uomo di fiducia, oltre che massaggiatore di Coppi, Colombo fu la stessa cosa per Gino Bartali.
Fu anche al centro di un clamoroso caso quando Bartali minacciò di non partecipare al Tour se non avessero accettato anche la presenza di Virginio Colombo, che secondo il regolamento della "grande boucle" non poteva partecipare. Dovette intervenire la "U.V.I."; i giornali scrissero fiumi di inchiostro sulla vicenda. Il quotidiano sportivo francese "Record" pubblicò una intervista, in prima pagina, a Colombo.
Fu anche direttore sportivo della "Santamaria" di Novi e della formazione degli "isolati", proprio al Giro di Francia.

 



Ettore Milano

Ettore Milano

Originario di San Giuliano Nuovo, ma trapiantato a Novi fin da giovanissimo, quando entrò a far parte della S.I.O.F. di Biagio Cavanna, del quale divenne successivamente il genero.
Personaggio di simpatia e carica umana straordinarie, pari alla sua modestia, cominciò a correre all'età di 13 anni. Nel 1949 passò al professionismo, vincendo a Napoli (nel 1953) una tappa del Giro d'Italia. Luogotenente di Fausto Coppi, la sua ombra in corsa e fuori. Dopo la tragica morte di Serse, Milano era diventato per Fausto un altro fratello.

Ettore Milano sempre accanto a Fausto. Anche in allenamento, anche tra la neve.

Le più grandi soddisfazioni Milano le ha però avute come Direttore Sportivo, carriera intrapresa dopo che aveva appeso la bicicletta al classico chiodo.
Arrivato alla guida dell'ammiraglia a soli 32 anni, con la Carpano, ha poi diretto la Tricofilina, la Sanson, sempre tra i professionisti.
Dopo una parentesi tra i dilettanti con le squadre della "Sis", "Cavallino Rosso" e "Costa Azzurra", tornò a fare il D.S. tra i professionisti con la "Zonca" dove rimase dal 1970 al 1979. Lo si può considerare il Trapattoni del ciclismo avendo vinto tutto con i corridori da lui diretti, esclusa la Milano-Sanremo.


Andrea Carrea

Carrea al "Tour"

Nato a Gavi Ligure nell'agosto del 1924 ha sempre diviso, con Ettore Milano, il compito di "fedelissimo" di Fausto Coppi.
E' stato un buon passista e ottimo scalatore. Si dice di lui che, se avesse avuto una visione di corsa come quella che aveva Milano, avrebbe potuto fare sfracelli.
Andrea "Sandrino" Carrea ha sempre affermato, e lo fa ancora oggi, che il suo ruolo era quello di gregario di Fausto e questo già lo gratificava più di ogni altra cosa.
Passato al professionismo nel 1949, con la Bianchi di Coppi, ovviamente dopo aver corso, e vinto con la S.I.O.F., ha partecipato a otto Giri d'Italia e due Tour de France.

Carrea e Milano, tubolari a tracolla, pronti per aiutare il loro capitano Fausto Coppi

Ha vinto la Torino-Biella, una tappa dei Giro di Romandia e al "Tour" ha indossato la maglia gialla!
E' sempre stato uomo di poche parole e di grande modestia al punto che quando indossò la maglia di "leader" del Giro di Francia, mentre indossava il simbolo dei primato, pianse mentre cercava con lo sguardo quello di Fausto Coppi.
Quando si incontrarono non seppe che dire: "Questa maglia non mi spetta". Il giorno dopo infatti, salendo all'Alpe d'Huez, Coppi si prese quella maglia... prestata per un giorno al suo alfiere.


Franco Giacchero

Un sorriso prima della fatica

Nativo di Ovada, ma per lungo tempo residente a Novi Ligure, un altro "pezzo" del mosaico che compone la storia ciclistica novese, anche se meno celebrato di altri pur essendone meritevole, almeno quanto gli stessi. Vive appartato dietro le quinte del ciclismo più o meno grande di oggi, proprio come quanto correva e silenziosamente dedicava tutte le energie al capitano di turno. Franco Giacchero approda alla "S.I.O.F." dove vince una "Coppa Italia" con Parodi, Carrea, Milano. Nel 1951 passa al professionismo trovando un ingaggio nella "Bianchi" di Fausto Coppi. Poichè nel club biancoceleste sono molti i corridori tesserati viene dato in prestito alla "Girardengo" di Rik Van Steenbergen e proprio l'asso belga e Giacchero saranno i soli due corridori della formazione a portare a termine il "Giro d'Italia".

Sempre nel 1951 ottiene il terzo posto al Giro di Toscana, mentre nel 1952, tornato alla Bianchi, arriva secondo ancora al "Toscana". La vittoria più bella Giacchero la ottiene trionfando nel "Giro del Marocco". Vince ancora il Circuito degli Assi a Macerata e la cronosquadre del G.P. del Mediterraneo a tappe. Vince poi una tappa del Giro di Catalogna.


Nella foto vediamo il celebre giornalista francese Gaston Benà mentre aiuta Giacchero ad indossare la maglia "arancio" di leader del Giro del Marocco.


Mario Gervasoni


 
Professionista fino al 1958

Ha cominciato a correre nel 1949 con i grigiorossi della "Fossati" vincendo in due anni, da allievo, la bellezza di 38 corse.
Nel 1951, dilettante nella "C.V.A.-Maino" vinse 13 gare, ma il successo più importante lo ottenne sulla pista di Como vincendo il Campionato Italiano inseguimento a squadre con il quartetto del Piemonte composta da Gervasoni, Risso, Messina e Defilippis.
Nel 1952 passò al professionismo nella formazione della "Girardengo" di cui il campionissimo era titolare e Direttore Sportivo. Nel 1955 passò alla 'Frejus' dove rimase tre anni fino al 1957 quando quella formazione divenne "Asborno".

Mario Gervasoni prima di una corsa

Vincitore di una tappa al 'Giro del Marocco' nel 1953 e una frazione del Giro d'Europa del 1956. Al Giro d'Europa prese parte con la nazionale formata, tra gli altri, da Fallarini e Falaschi.
Non è rimasto nell'ambiente del ciclismo ma "Quelle corse, quegli anni,, quelle persone - dice - non le dimenticherò mai. Ho girato il mondo. Io, di umili origini, sono stato nei più grandi alberghi. Ho faticato, è vero, ma faticano tutti i lavoratori. Io mi sono anche divertito. Grazie al ciclismo".

Ecco un bel messaggio per i giovani



Biagio Cavanna

Cavanna con i suoi "gioielli", Coppi e Filippi

Nato nel lontano 1893 nei pressi della Pieve, aveva praticato in gioventù la carriera del pugile, poi si era dato al ciclismo. Senza apprezzabili risultati.
Intraprese così l'attività di massaggiatore. E lo fece con successo. Purtroppo, nel corso della "Sei giorni" di Dortmund del 1936, Biagio Cavanna cominciò ad avvertire i primi sintomi della cecità che stava incombendo.

Quella terribile infermità non gli impedì comunque di proseguire, e con che risultati(!) il suo lavoro.
Ben presto gli fu appioppato il soprannome di "orbo veggente", per le straordinarie qualità di capire e "vedere" tutto pur essendo cieco.
Nel 1942 Cavanna, con l'ing. Mazzoleni di Pozzolo, allestì quello squadrone che fu la "S.I.O.F.", creando un'autentica scuola di ciclismo che portò nella sua vecchia casa di via Castello a Novi, dove teneva raccolti i giovani ciclisti che gli erano stati affidati.
Uomo di fiducia di Fausto Coppi, accompagnò il "campionissimo" in ogni sua impresa, aiutandolo a superare i molti drammi, dalla scomparsa del fratello Serse, alle numerose cadute di cui Fausto rimase vittima.


 

Mauro Fossati


 
Mauro Fossati con Michele Gismondi

Vendeva biciclette "Frejus", ma lui stesso era un abile costruttore di bici.
Mauro Fossati, classe 1913, è venuto a mancare nel 1977, dopo aver lasciato il segno, del suo amore e delle sue capacità nel mondo delle due ruote.

Mauro Fossati con i colori della "S.I.O.F."


E' stato meccanico della SIOF, Chigi, Carpano-Coppi, Tricofilina-Coppi e Cite. Per un certo periodo è stato anche meccanico di Fausto Coppi e quando il "campionissimo" si fratturò una clavicola, fu una sua "invenzione" che gli permise di riprendere gli allenamenti prima del tempo dovuto.


Mario Ferretti


 
Quante emozioni dalla sua voce!

Silvio Ferretti (questo il suo vero nome, anche se poi aveva preferito il secondo, Mario, come suo padre - Mario senior - che in realtà si chiamava Edoardo), era nato a Novi Ligure nel 1917.
Giovanissimo, aveva 15 anni, si trasferì con la famiglia a Roma dove completò gli studi. Nel 1939 partecipò al primo concorso radiocronista indetto dalla Eiar.
Dopo la guerra ritornò alla Rai nel 1949 quando l'allora capo servizio, Vittorio Veltroni, lo chiamò a metà "Giro d'Italia" per sostituire il radiocronista che stava trasmettendo le "dirette" che fu costretto a lasciare all'improvviso la carovana della corsa.
Il rientro di Mario Ferretti avvenne nella famosa tappa "Cuneo-Pinerolo" e fu in quella occasione che il giornalista novese aprendo il collegamento radiofonico esclamò la frase ormai storica "Un uomo solo al comando ...".
Mario Ferretti non era solo un giornalista dotato di grande talento. Fu anche autore di testi teatrali, sceneggiature e aiuto regista. Le prime riviste di Renato Rascel avevano i suoi testi. Per anni fu la "voce"? più popolare d'Italia.
Nel 1955 andò in Sudamerica dove divenne ben presto, anche lì, uno dei personaggi più popolari. Visse a Santo Domingo, poi in Guatemala dove riprese a fare il giornalista e il radiotelecronista, aprendo anche un ristorante e un'agenzia pubblicitaria.
Morì nel 1977.



Società S.I.O.F.

Cavanna, poco prima della partenza di una corsa, tra i suoi "puledri"

Nacque da una "invenzione" di Biagio Cavanna e dell' ing. Mazzoleni di Pozzolo Formigaro.
Questa società non ebbe vita lunga, anche per il passaggio al professionismo di quasi tutti i suoi componenti, ma costruì un castello impressionante di vittorie.
Ci piace qui ricordare le tre vittorie in altrettante "Coppa Italia", Campionato italiano a cronometro a squadre per dilettanti.
Il primo titolo la S.I.O.F. lo conquistò a Tortona con il quartetto composto da Ettore Milano, Andrea Carrea, Luciano Parodi e Franco Giacchero.

Grassi, Favero, Filippi, Sampietro, Goggi, Gismondi, Landi, Zanelli, Fiamma e Lugano

L'anno successivo il fantastico bis, a Treviso, dove alla media di km/h 40,633 il quartetto formato da Ettore Milano, Andrea Carrea, Franco Giacchero e Natale Fossati, riportò a Novi il "tricolore".
Il terzo e ultimo successo è datato 1953, ancora a Tortona con il quartetto Riccardo Filippi (che avrebbe poi vinto a Lugano il mondiale dilettanti), Angelo Grosso, Pino Favero e Ilio Grassi. La media fu di km/h 41,976.


Cicli Fiorelli

Rinaldo Fiorelli accompagna Ole Ritter in visita alla sua azienda. La foto è del periodo in cui il corridore danese venne in Italia per vestire i colori della "Germanvox-Wega", equipaggiata dal costruttore novese.

L'industria nacque nel 1932 in via Ugo Foscolo per l'intraprendenza dei fratelli Rinaldo, Mario e Lino Fiorelli.
Inizialmente l'azienda novese costruiva telai da corsa, ma ben presto passò alle bici complete per l'agonistica, oltre ovviamente alla produzione delle biciclette da viaggio.
La "Fiorelli" ha anche avuto una squadra, con Ferdy Kubler, Jean Robic e Ugo Koblet.
Dopo qualche anno le bici dei fratelli novesi equipaggiarono la "Ignis" spagnola dando così vita alla "Ignis-Fiorelli", con lo stesso Ferdy Kubler, Ruiz, Miguel Poblet.
Sempre per rimanere nel campo agonistico la "Fiorelli" ha fornito le sue bici anche alla "Gazzola" (con Gaul, Alessandro Fantini, Pettinati e Bruno Landi); alla "Filotex" (Bitossi); alla citata "Germanvox-Wega"; alla "Zonca" (Gianni Motta e Pierino Gavazzi); alla "Carpano-Coppi".
Il trenta per cento della produzione della ditta novese era destinato al mercato estero e in tutti gli Stati dell'America.

La "Fiorelli" ha legato il suo nome anche a quello di Fausto Coppi

Per molti anni il nome di questa azienda rimase legato a quello di Fausto Coppi.
Dopo un periodo di collaborazione con il "campionissimo", infatti, qualche tempo dopo la sua morte, acquistò il famoso "marchio Coppi".
Recentemente, considerata l'età avanzata dei titolari della fabbrica, si decise di abbandonare l'attività, cedendo ai fratelli Masciaghi il prestigioso marchio della bici "Coppi".


 

Cicli Santamaria

Una cartolina pubblicitaria con la squadra della Santamaria

La nostra è una città con antiche tradizioni ciclistiche anche nel settore dei costruttori.
Una delle più antiche aziende del settore è la "Santamaria" nata all'inizio degli anni '30.
La svolta viene data nel 1946 da Giuseppe (detto Pierino) e Mario Santamaria che avviano la nuova fabbrica in via Edilio Raggio.
Nel 1947 le prime maglie gialle con la scritta Santamaria e bici omonime si distinguono in campo professionistico, limitatamente alle corse in linea.

Lo squadrone della "Bartali" che utilizzava le biciclette Santamaria. Al centro della foto l'industriale novese, Giuseppe.

Nel 1949 la "Santamaria" si accorpa a Gino Bartali che nel frattempo aveva lasciato la "Legnano" ed entra così in scena la premiata ditta "Bartali-Santamaria".
In squadra, oltre al "Ginettaccio" ci sono Corrieri e Kubler. Il campione toscano, rivale di Coppi, rimane legatissimo alla Santamaria correndo con le bici del costruttore novese fino al 1954 quando il campione di Ponte a Ema all'età di 40 anni chiude la carriera.
La "Santamaria" ha svolto attività fino al 1965, poi si è data ai ciclomotori. Nel 1939 anche Fausto Coppi corse con la Santamaria.


Cicli Girardengo

Costante Girardengo davanti alla sua azienda

Il nome del primo "campionissimo" della storia del ciclismo non è legato solo alle sue leggendarie imprese sportive. Fu proprio Costante Girardengo che intorno agli anni quaranta avviò ad Alessandria una fabbrica di biciclette con i figli Luciano ed Ettore, conquistando ben presto posizioni di rilievo sul mercato e sponsorizzando importanti squadre ciclistiche.

"Gira", industriale, ad una mostra celebrativa degli "eroi del ciclismo"

A metà degli anni sessanta la "Girardengo" trasferì la sua attività all'interno del carcere di Alessandria, dando così lavoro ai detenuti per il montaggio delle stesse bici.
Col passare degli anni, dopo la scomparsa di Costante, i figli lasciarono l'attività, ma il marchio Girardengo, oggi di proprietà della F.lli Masciaghi di Monza, continua ancora oggi a tenere alto questo nome.


 

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